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Inizio Mandato

 

 

Seduta di insediamento del Consiglio comunale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervento del sindaco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

21 maggio 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gentile presidente del Consiglio comunale

Gentili consigliere e consiglieri

 

 

Innanzitutto vorrei dare il benvenuto a chi oggi prova l’emozione del debutto in quest’aula e rivolgere un bentornato ai veterani che, soprattutto in questa fase di avvio della Consiliatura, saranno i “compagni di banco” più esperti a cui guardare. Essere stati scelti dai cittadini come rappresentanti è una grande responsabilità: impegniamoci tutti a interpretare al meglio il mandato di cui siamo stati investiti, a esercitarlo con “disciplina e onore”, come prescrive l’articolo 54 della nostra Costituzione, lasciando gli interessi personali, le vanità e anche le divisioni esasperate al di fuori di questa porta. Ci unisce l’obiettivo di servire la città, di ascoltare e rispondere alle richieste dei cittadini, di adempiere ai compiti assegnati dalla nostra preziosa carta costituzionale: non solo amministrare, ma anche “promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà, rimuovere gli squilibri, favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona”.

Ricordo che di questa assemblea fecero parte anche gli illustri concittadini Cesare Battisti, eletto nel 1903, e Alcide De Gasperi, che diventò consigliere comunale nel 1909. Il nostro impegno di oggi è il modo migliore per onorare la loro memoria.

 

 

Il consiglio comunale è il primo avamposto della nostra democrazia rappresentativa ed è lo specchio della città, riflette la sua composizione politica, sociale e generazionale, le sue priorità, le plurime sensibilità. Sappiamo in verità che l’immagine restituita da quest’aula non rappresenta oggi l’intero della comunità cittadina, ma solo la parte che il 4 maggio è andata a votare e che ha interpretato l’appuntamento elettorale come un dovere e insieme un diritto. Il dovere di contribuire alla crescita della città, il diritto di scegliere chi meglio rappresenta le proprie idee e i propri valori di riferimento. Non va svilita la rappresentanza di questa città attiva e propositiva, ma non per questo va trascurato l’impegno ad allargare il perimetro della partecipazione. Al di là del partito d’appartenenza, credo che nei prossimi anni ognuno di noi debba sentire l’urgenza di avvicinare chi, per disillusione, per disinteresse o peggio per apatica indifferenza, si tiene da tempo lontano dai seggi. Lavorando in modo trasversale, dovremo cercare di dare una risposta ai bisogni inespressi e stimolare quella partecipazione civica che è alla base della nostra democrazia. Per centrare l’obiettivo è necessario il riconoscimento reciproco del ruolo e delle istanze portate da ciascuna consigliera e da ciascun consigliere, perché la rivendicazione dell’interpretazione esclusiva del sentimento popolare, la delegittimazione dell’altro finiscono per minare la reputazione delle stesse istituzioni e per allontanare ulteriormente i cittadini dal processo democratico. Siamo un’aula plurale come è plurale la città. Non disperdiamo questa grande ricchezza.

 

 

Non è questo il momento in cui illustrare in modo puntuale e approfondito il nostro programma di governo. Ma non posso esimermi dall’accennare almeno a qualche traiettoria generale che percorreremo insieme nei prossimi cinque anni. Siamo a metà di una maratona che è stata impegnativa e a tratti anche faticosa, e lo sarà anche di più nei prossimi anni perché, come ci insegna il nostro Yeman Crippa, sono gli ultimi chilometri la parte più difficile del percorso. Però siamo in una posizione di vantaggio visto che la nostra non è una corsa solitaria, ma un impegno che affrontiamo insieme, ognuno con i propri ruoli e le proprie competenze, ognuno con idee e soluzioni ed entusiasmo che ci saranno utili per non perdere di vista il traguardo. Su molti temi auspico sia possibile lavorare insieme, maggioranza e opposizione, facendo sintesi di punti di vista necessariamente diversi, utilizzando le critiche per migliorare e affinare i provvedimenti.

C’è una prospettiva, un criterio di giudizio che vorrei accomunasse quest’aula: è l’attenzione alle future generazioni. Non si tratta di una competenza attribuita a questo o a quell’assessore, quanto piuttosto di una cartina di tornasole, di un indicatore di primaria importanza, trasversale a tutti gli ambiti, di cui far uso per   verificare la bontà dei nostri programmi, per provarne la coerenza e l’adeguatezza. Far passare ogni decisione attraverso questo crivello significa ispirarci, nella pianificazione e nella progettazione, al principio della giustizia intergenerazionale inteso nella sua dimensione non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Del resto la stessa Costituzione italiana, all’articolo 9, dal 2022 contempla tra gli obblighi fondamentali della Repubblica la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi “anche nell'interesse delle future generazioni”.

In una società schiacciata su modelli del passato, governata da generazioni iper adulte, pensare al futuro ci salva dai rischi del pensiero a breve termine, da una certa miopia politica che bada solo ai ritorni immediati. Mi piacerebbe allora che l’impegno a migliorare la nostra capacità di visione e a onorare i nostri obblighi verso la vita di chi non è ancora nato diventasse uno dei nostri assilli nei prossimi cinque anni.

 

 

C’è un altro compito che può diventare condiviso: quello di far pesare l’autorevolezza di quest’aula nel rapporto con altre istituzioni, in primis la Provincia, con cui, in questi anni, siamo riusciti  in taluni casi a cooperare e a ottenere risultati importanti per la città: penso all’avvio del progetto zero-sei, che ci ha consentito e ci consentirà ancor di più nei prossimi mesi di dare risposta alle famiglie in lista d’attesa per un posto al nido. Penso anche alla passerella ciclopedonale sull’Adige, in corso di progettazione, all’edificio ex Lettere, che diventerà il Polo dell’innovazione, alla vigilanza sul cantiere della circonvallazione ferroviaria, all’inserimento del futuro nuovo ospedale nel contesto urbano. Non è tuttavia di un sostegno saltuario e di una collaborazione episodica che abbiamo bisogno, ma di un allineamento strategico su temi di importanza cruciale per la vivibilità e per il benessere della città.

Il capoluogo è il luogo dove ogni giorno la metà degli abitanti del Trentino vivono insieme. I servizi comunali hanno perciò una valenza che va molto oltre i confini geografici cittadini e devono essere tarati per un numero di persone ben superiore a quello dei residenti. Dalla mobilità alla gestione dei rifiuti, dalle politiche culturali a quelle sociali, nel recupero degli immobili dismessi come nella rigenerazione urbana, Trento deve poter contare non solo sulla piena collaborazione tecnica degli uffici provinciali, ma anche sulla condivisione politica di piani e strategie. Sono plurime le questioni da affrontare in modo urgente, a partire dal ridisegno di tutto il sistema del trasporto pubblico che ancora non può contare sulla cornice di un Piano della mobilità sostenibile di livello provinciale. In questo ambito sono previsti nei prossimi anni interventi di ampia portata capaci di innescare profonde trasformazioni. Questa Consiliatura non parte da zero, perché in questi anni abbiamo non solo pianificato – soprattutto con il Pums, oltre che con il Paesc -  ma abbiamo anche progettato e avviato la costruzione di infrastrutture che abilitano il cambiamento. La nuova stazione delle corriere con i 160 posti auto nell’interrato, l’ascensore obliquo per Mesiano, l’individuazione dei futuri parcheggi di attestamento per pendolari e turisti, la stazione dei treni in corso di riqualificazione da parte di Rfi, la progettazione del grande impianto verso il Monte Bondone, con il fondamentale collegamento tra Sinistra e Destra Adige e con Sardagna, l’avvio della modernizzazione del trasporto pubblico, con soluzioni innovative e con l’estensione del trasporto a chiamata, la rete ciclabile da integrare progressivamente anche con l’allacciamento ai percorsi provinciali, in primis quello verso la Valsugana: la maggior parte dei pezzi di questo puzzle complesso si salderanno insieme nei prossimi cinque anni. La loro composizione richiederà una visione chiara del disegno finale e, insieme, un’attenzione speciale, puntuale, instancabile ai cittadini, alle loro fatiche, alle resistenze – fisiologiche – di fronte ai cambiamenti. Tante volte abbiamo visto che spiegare, sensibilizzare, rispondere alle domande, essere disponibili ad accogliere i dubbi e i suggerimenti è sufficiente a cambiare l’atteggiamento nei confronti della più ostica delle imprese. Questo compito di informazione e di raccordo con i cittadini non è solo dell’Amministrazione, ma è di ogni consigliere, che oltre che terminale del consenso, è anche trait d’union con quartieri, associazioni, con i diversi mondi di quella galassia che è la comunità cittadina.

 

 

Sempre riguardo al rapporto con la Provincia, non posso non richiamare la questione del recupero del complesso dell’ex Atesina che, secondo un protocollo firmato a inizio 2022, già da tempo doveva essere entrato nella disponibilità del Comune nell’ambito di un complesso scambio di aree. Ad oggi quel patto non è stato ancora onorato, bloccando così la trasformazione di 14 mila metri quadrati dismessi da anni, un vuoto urbano rimasto nel limbo, senza più la destinazione originaria e privo della possibilità di assumerne una nuova. Oggi l’Atesina rappresenta uno spreco in termini di territorio, per definizione scarso in una città stretta e allungata come Trento, oltre che un fattore di degrado e un’opportunità congelata per il quartiere dei Solteri.

In tema di edifici da riqualificare, altri importanti progetti da far decollare riguardano le ex scuole Bellesini e il compendio delle Orsoline. Le prime sono destinate a diventare un polo multifunzionale, con gli uffici della Circoscrizione, il circolo anziani e, all’ultimo piano, l’ostello dei lavoratori. L’altro progetto riguarda proprio la proprietà della compagnia di Sant’Orsola, che si candida a diventare un centro di inclusione e innovazione, il perno di reti comunitarie e di iniziative di impresa sociale. Con il coinvolgimento dei partner di Trento Capitale europea del volontariato, si intende promuovere la creazione di una Casa di comunità, dedicata tanto all’accoglienza di persone in situazioni di vulnerabilità, tanto a servizi e opportunità legate alla cittadinanza attiva.

 

 

Sullo sfondo di questi due ultimi interventi c’è la grande questione della tensione abitativa, che in questo ultimo periodo ha raggiunto livelli molto alti. Da anni in Italia, ma anche a Trento e in Trentino, non si investe più negli alloggi sociali, neppure nella manutenzione del patrimonio esistente. A fronte di oltre il 70 per cento della popolazione che possiede almeno un’abitazione di proprietà, c’è una fascia di cittadini, soprattutto giovani, che non riesce a sostenere i crescenti costi dell’affitto dei pochi alloggi sul mercato. È una situazione in molti casi drammatica, che  in qualche caso costringe a vivere in ripari di fortuna anche persone con in tasca un contratto di lavoro. Credo che l’autonomia dovrebbe servire anche a sperimentare soluzioni innovative, a elaborare una via originale per rispondere alle esigenze dei giovani che vogliono uscire dalla casa dei genitori e di tutte quelle persone che arrivano in Trentino per studio oppure perché chiamate dalle aziende in cerca di manodopera. Ricordiamoci che la disponibilità di alloggi a costi ragionevoli è non solo una condizione necessaria per contrastare la precarietà abitativa e dunque il disagio, ma è anche un fattore importante per attrarre le professionalità di cui necessita il tessuto economico e per sostenere la crescita della città.

 

 

Per contiguità tematica, mi voglio soffermare sul tema della sicurezza che, come confermano le indagini, è strettamente legata al fenomeno della marginalità, ovvero alla crescita delle dipendenze (e dunque dello spaccio), alla malagestione dell’immigrazione, all’aumento dei disturbi mentali, alla mancanza di alloggi. Anche da questo punto di vista io credo che quest’aula possa far sentire la propria voce nel proporre alla Provincia un patto, una collaborazione molto stretta, che aiuti la città ad affrontare la questione dal punto di vista della prevenzione, oltre che da quello, fondamentale, dell’ordine pubblico, per il quale possiamo contare sull’impegno fattivo del Commissario di Governo Giuseppe Petronzi e del questore Nicola Zupo oltre che della nostra polizia locale.

In questa prima seduta della Consiliatura, credo di interpretare i sentimenti di tutti i consiglieri se dico che l’aula, all’unanimità, esprime convintamente la propria solidarietà agli esercenti che hanno subito furti e spaccate. Ma la solidarietà non è più sufficiente. Va fatto un passo in più. È controproducente proseguire nella politica dello struzzo riguardo a questioni che, se mal governate, hanno ricadute negative su tutta la cittadinanza oltre che sui principali destinatari della trascuratezza. Sono indifferibili il rafforzamento dei percorsi per l’integrazione, la distribuzione degli immigrati sul territorio, un nuovo approccio strutturale al tema dei senza dimora, l’avvio di un piano di contrasto alla tossicodipendenza, che contenga misure preventive e insieme per il recupero e per la cosiddetta “riduzione del danno”, come l’istituzione dei punti “drop in” proposti proprio da quest’aula al termine della precedente Consiliatura. A proposito di stupefacenti, una recente operazione della Procura ha mostrato le vaste dimensioni assunte in città sia dal consumo, che riguarda tutte le classi sociali, sia dallo spaccio, che almeno in questo caso pare fosse controllato da imprenditori trentini contigui ai vertici di una prestigiosa società pubblica. Questo aspetto ci deve indurre a vigilare, a non abbassare la guardia e a segnalare perché, se confermato, l’impianto dell’inchiesta in corso ci mostra un sistema trentino meno solido e più vulnerabile alle infiltrazioni del malaffare di quanto un tempo avremmo immaginato.

 

 

Permettetemi di concludere questa carrellata rapsodica di temi con un piccolo aneddoto personale. Subito dopo le elezioni, sono stati molti i cittadini che mi hanno avvicinato per strada per augurarmi buon lavoro. Mi ha colpito l’incoraggiamento di una signora, che mi ha apostrofato così: “Mi raccomando sindaco, si impegni sempre per le persone fragili”. Sentendola non ho potuto far a meno di pensare che spesso la politica attribuisce ai cittadini una sorta di pavida grettezza invece di incaricarsi di rendere concrete la sensibilità e la generosità di chi non rinuncia alla propria umanità. È la comunità costituita da chi non si rassegna all’odio e al rancore che alimentano il presunto senso comune propalato dagli algoritmi che governano le nostre vite virtuali. Quest’aula però è reale, qui siamo chiamati ad alleviare la fatica, la sofferenza di persone concrete, abbiamo il dovere di rendere più vivibili, più accoglienti e sicuri i luoghi fisici della nostra città, i quartieri, le singole strade. Al di là di ogni differenza ideologica, credo che dovremmo tutti sentire l’esigenza di riportare le parole ai fatti e i guizzi di una certa retorica estrema alle loro possibili, tragiche applicazioni. Prendiamo atto che la città non è un monopoli, un gioco a somma zero: io vinco, tu perdi, io vivo bene, tu te la passi male. La città è il luogo delle differenze, delle contraddizioni che cercano una ricomposizione, del progresso che deve essere per tutti, nessuno escluso. Non ci possono essere scarti umani nelle città, né vittime designate, ma solo cittadini di cui siamo chiamati a prenderci cura. 

 

 

Care consigliere, cari consiglieri, auguro a ognuno cinque anni di crescita umana e civile. E a quest’aula di diventare sempre più il luogo del confronto, dell’indirizzo, della proposta, dell’elaborazione di politiche innovative a beneficio dell’intera comunità cittadina.

 

Grazie per la vostra cortese attenzione