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Linee Programmatiche

 

 

 

Gentile presidente, gentile vicepresidente

 

Gentili consigliere e consiglieri

 

 

 

La presentazione in aula delle linee programmatiche non è solo un passaggio rituale, ma un impegno da onorare: quello con i cittadini che ci hanno votato sulla base di un’idea di città e insieme di un’agenda di interventi da portare a termine. Il programma riassume infatti i progetti e le proposte in cui si riconosce la coalizione che mi sostiene. La sua genesi è legata a un momento di confronto elettorale, in cui sono state sottolineate alcune scelte di campo di cui siamo convinti e orgogliosi, per esempio nell’ambito ambientale o per quanto riguarda la mobilità. Eppure io credo che, chiusa la campagna elettorale, questa piattaforma possa diventare una base di partenza per tutta l’aula, che infatti oggi è chiamata a una riflessione collettiva sul futuro della città.

 

 

È sicuramente vero che oggi lavoriamo in continuità con il quinquennio precedente, visto che questo secondo mandato ci consentirà di proseguire il lavoro iniziato, di chiudere i numerosi cantieri avviati e di aggiungere alcune tessere importanti a quel disegno della città che in alcuni settori è già ben delineato, in altri deve essere maggiormente sviluppato e precisato. Eppure non possiamo dire che la continuità tra la prima e la seconda Consiliatura sia perfetta. Un po’ perché noi siamo diversi da cinque anni fa, più consapevoli, più attrezzati di fronte alle complessità legate al governo della città. E poi perché la Giunta e questo stesso Consiglio comunale non sono esattamente sovrapponibili a quelli precedenti, visto l’ingresso di nuovi elementi che portano diverse sensibilità, differenti esperienze e nuovo entusiasmo. Infine, ma non da ultimo, anche Trento è cambiata in questi cinque anni insieme al mondo attorno a noi: siamo dunque chiamati a dare risposte aggiornate a un contesto che è per molti versi difficile e sfidante, dimostrando di saper affrontare criticità che rischiano di diventare emergenze. Maggioranza e opposizione, siamo tutti sollecitati a trovare e ad adottare soluzioni in grado di migliorare la qualità della vita del maggior numero possibile di cittadini, soprattutto di quelli più in difficoltà e più svantaggiati.

 

 

Rispetto a cinque anni fa, non sono tuttavia cambiati i valori in cui ci riconosciamo. Non è cambiata la nostra idea di città, la cui crescita - come sostiene l’urbanista-poeta Giancarlo Consonni - non può essere un automatismo lasciato a se stesso o alle nude dinamiche immobiliari: la città richiede infatti “un’azione continua di fondazione”, il che significa che dobbiamo sentirci incaricati “del problema di renderla abitabile” in ogni sua strada, in ogni quartiere, di “dare un senso al dove siamo”. Consonni nelle sue riflessioni si sofferma sulle città del passato, le città dei portici ombreggiati, delle piazze, dei boulevard alberati, che umanizzavano gli esterni, li trasformavano in spazi protetti, accoglienti, dedicati alle relazioni e alla socialità. Ecco, questa idea di dover rifondare continuamente la città noi l’abbiamo perseguita anche con l’importante attività di pianificazione della scorsa Consiliatura, pianificazione che sarà la premessa, la bussola per i prossimi cinque anni. Proprio per non lasciare la città all’automatismo inerziale della proliferazione del traffico quest’aula ha approvato il Piano urbano della mobilità sostenibile. Per contrastare l’insensibilità, la scarsa attenzione nei confronti di chi ha un qualunque tipo di disabilità oppure spinge un passeggino abbiamo approvato il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Abbiamo dotato Trento del suo primo Piano del verde, convinti che le alberature, i parchi, i terreni non impermeabilizzati siano alla base del nostro benessere e rappresentino la soluzione più a portata di mano per mitigare e contrastare quegli effetti del cambiamento climatico che solo ieri sera si sono manifestati in tutta la loro pericolosità. Anche il paesaggio, bene collettivo di cui a volte siamo poco consapevoli, è stato tutelato per il suo valore culturale, storico, direi quasi antropologico, oltre che ambientale. Abbiamo inoltre aggiornato il nostro Piano sociale per rispondere meglio alle sfide che le crescenti disuguaglianze pongono anche a Trento. E riscritto il Piano culturale, convinti che la cultura, in tutte le sue forme, possa essere il motore del cambiamento perché stimola la creatività e l’innovazione, favorisce la coesione sociale, promuove la cittadinanza attiva. Il Piano turistico è stato invece l’occasione per affinare le strategie in grado di coniugare qualità e  vitalità urbana, a beneficio tanto dei visitatori quanto dei residenti.

Partendo dalla prospettiva dell’interramento della ferrovia storica legata alla circonvallazione ferroviaria, anche il percorso partecipativo SuperTrento ha sistematizzato una serie di proposte per l’utilizzo dell’areale oggi occupato dai binari immaginando una cerniera dedicata al verde e alle connessioni leggere tra i quartieri della città. Queste proposte saranno considerate in vista del prossimo aggiornamento del piano regolatore generale, che avrà il compito di governare e indirizzare lo sviluppo della città nel senso della sostenibilità.

 

 

I fili di questa pianificazione si intrecciano e creano una trama che, ne sono persuaso, sosterrà e faciliterà il lavoro dei prossimi anni, aiutandoci anche a integrare nel tessuto urbano le nuove funzioni, le opere pubbliche che vedranno la luce nel breve-medio periodo. Solo in tema di mobilità, a partire dal prossimo anno la città andrà incontro a cambiamenti importanti, con l’Hub intermodale nell’area ex Sit, la stazione dei treni in corso di ristrutturazione a cura di Rfi, l’ascensore inclinato verso Mesiano e, successivamente, la passerella ciclopedonale sull’Adige e la cabinovia verso il Monte Bondone. A ciò occorre aggiungere il sistema dei parcheggi di attestamento che, a nostro parere, sono la chiave di volta per alleggerire il traffico in città e dunque aumentare la vivibilità e insieme la sicurezza dei cittadini: li realizzeremo a Mesiano, vicino al punto d’arrivo dell’ascensore inclinato, in località Corallo, ben collegata alla città dall’autobus urbano, in zona Bermax e allo svincolo di Canova, sul percorso della linea del Brt. Sempre restando in tema di opere pubbliche in dirittura d’arrivo, le politiche per i giovani, per la cultura e l’innovazione avranno nuovo impulso grazie all’apertura ormai prossima del Centro giovani e dell’Urban center nel compendio Santa Chiara, a cui si aggiungerà il Polo per le imprese innovative e per le start up all’interno dell’ex facoltà di Lettere. Il prossimo anno apriremo anche il rinnovato centro acquatico Manazzon e ci impegneremo al massimo per completare la piscina olimpica alle Ghiaie entro la fine della Consiliatura. Infine, grazie alla programmazione degli anni scorsi, a breve potremo contare su un sistema dei nidi adeguato alla domanda di posti: l’apertura dell’Orsetto Pandi e l’estensione del progetto 0-6 ci consentiranno di arrivare molto vicini all’azzeramento delle liste d’attesa.

 

 

Mi sono soffermato sui principali progetti ereditati dalla precedente Consiliatura per evidenziare che il nostro lavoro non parte da zero. Nonostante l’avvio difficile legato alla crisi del Covid, anche grazie alla competenza e alla dedizione dei dipendenti comunali, nello scorso quinquennio siamo riusciti a cogliere tutte le opportunità disponibili, a iniziare dai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza che, per quanto riguarda il Comune di Trento, sono stati impiegati rispettando rigorosamente le scadenze. Voglio qui sottolineare che si tratta di finanziamenti di quell’Europa a cui non sempre riconosciamo le virtù e i meriti che le sono propri.

Questo secondo mandato deve dunque non solo darci la possibilità di portare a termine i progetti in corso: questo è il momento di osare - lo dico rivolgendomi a tutto il Consiglio comunale e in particolare alla Giunta – è più che mai il tempo delle scelte coraggiose e innovative. Sono le grandi questioni che abbiamo di fronte a richiederci un surplus di audacia e di creatività: pensiamo solo al tema della casa, che sta diventando un diritto negato per una parte sempre più significativa della popolazione. Non è un problema che ha una soluzione unica, per affrontarlo è necessario avviare una serie di azioni coordinate anche con altri enti pubblici e con soggetti privati. È innanzitutto urgente il rilancio di Itea, a cui intendiamo contribuire ribadendo la richiesta di una presenza del Comune negli organi di amministrazione per incidere nell'accompagnamento all'abitare.

Parallelamente intendiamo proseguire nel sostegno al canone (mille all'anno le richieste, tutte finanziate integrando il fondo provinciale) e con l’appoggio convinto alle attività del “Progetto Locazione – Un patto per la casa”, che si occupa di mediazione tra inquilini e proprietari. Con la recente trasformazione nella fondazione di partecipazione Trentino Abitare, il progetto ha ampliato la propria attività e, in collaborazione con i privati, ha in programma il recupero di edifici dismessi da destinare ad alloggi. Insieme alla fondazione intendiamo inoltre valutare l'opportunità di istituire un fondo per intervenire nei casi di morosità incolpevole nell’ottica di rassicurare e proteggere sia gli inquilini che i proprietari.

Avvieremo una verifica sull'applicazione della riduzione dell'aliquota Imis a sostegno del canone concordato che, a fronte di un notevole mancato introito per il Comune, ha favorito sicuramente gli inquilini ma non sembra aver sortito particolari effetti nel mettere a disposizione appartamenti inutilizzati, quanto meno nel primo anno di applicazione. Per aumentare le possibilità di intervento diretto del Comune, intendiamo sollecitare la Provincia a una possibile integrazione della legge sull'Imis che consenta di poter incidere anche sugli appartamenti sfitti.

Riteniamo inoltre fondamentale trovare nuove modalità per l'acquisizione di alloggi a canone agevolato anche agendo sulla normativa in materia. Come già avviene in molte altre realtà, sia in Italia che nel resto d'Europa, vogliamo proporre di inserire nella legge urbanistica provinciale l'obbligo di prevedere una quota di alloggi a canone calmierato nelle aree subordinate a pianificazione attuativa e negli interventi edilizi diretti di una certa dimensione. Infine, va ricordato il progetto di realizzare un ostello dei lavori alle ex scuole Bellesini, che proporremo di finanziare nel prossimo assestamento di bilancio.

 

 

L’azione continua di fondazione della città di cui parla l’urbanista Consonni, di ricerca di un senso al vivere insieme riguarda tutti i settori. Alle grandi infrastrutture per la mobilità sostenibile ho già accennato, ma qui voglio soffermarmi su quel cambiamento quasi molecolare rappresentato dalle cosiddette zone 30 che rientrano nel progetto “Strade da vivere”: marciapiedi più larghi, passaggi pedonali rialzati, aiuole e verde non solo ornamentale, panchine, percorsi pedonali ben delineati hanno il potere di rendere più sicuro un quartiere e di incidere anche sulle abitudini dei suoi abitanti, invitati a sostare nello spazio pubblico e dunque a rinsaldare i legami comunitari. Per questo intendiamo moltiplicare le zone 30 che oggi ci vengono richieste da tanti quartieri e anche da numerose scuole. Abbiamo imparato dall’esperienza di Gardolo e dell’Oltrefersina che ogni innovazione deve essere graduale e concordata con le comunità, ma non possiamo pensare che la mentalità, che le abitudini si trasformino e diventino più sostenibili se non sono accompagnate da modifiche urbanistiche strutturali in grado di sostenere e abilitare il cambiamento. Le due cose devono andare di pari passo, altrimenti si rischia la paralisi perché, come è accaduto per esempio per la pedonalizzazione di piazza Duomo o piazza Fiera, neppure il progetto di trasformazione più virtuoso può avere un consenso unanime in partenza.

 

 

È impossibile passare in rassegna tutti i temi delle linee programmatiche, ma vi chiedo la pazienza di affrontare almeno altri tre aspetti. Il primo è inevitabile, perché è uno di quelli che ha avuto maggiore risonanza in questi ultimi mesi. Si tratta della sicurezza, del disagio che si esprime in azioni violente, della marginalità che pensavamo di aver confinato in qualche luogo appartato e invece si riprende la scena. A questo proposito, vorrei esprimere un desiderio: evitiamo la strumentalizzazione politica della paura, per il semplice fatto che ci impedisce di vedere i veri nodi di un problema che è complesso e che può essere affrontato solo se tutti, anche le forze politiche che stanno all’opposizione, remano nella stessa direzione. Per quanto ci riguarda, va senza alcun dubbio proseguita e potenziata l'attività di presidio e di controllo esercitato dalle forze dell'ordine, a cui l’Amministrazione comunale ha sempre garantito la massima collaborazione. Vanno però rafforzate anche le azioni di prevenzione e le strutture di sostegno alle fragilità. E  deve essere completamente ripensato il modello di accoglienza delle persone migranti che, secondo l'impostazione voluta dalla Provincia, ha portato non solo alla concentrazione di tutti i richiedenti asilo a Trento ma anche allo smantellamento dei servizi di accoglienza e di possibile integrazione. La combinazione delle due cose ha acuito il disagio e ha favorito l'inciviltà, l'illegalità e talvolta il crimine.

 

 

Uno dei punti qualificanti del nostro programma è il potenziamento del sostegno alle persone più fragili, a iniziare dagli anziani. A questo proposito l'impegno che intendiamo assumerci è quello di garantire il più possibile l'autonomia delle persone, del loro potere di scelta, del loro benessere, rafforzando il sistema di assistenza e definendo un piano per l'invecchiamento attivo che favorisca la permanenza nel proprio domicilio e preveda un numero molto più consistente rispetto all'attuale di alloggi protetti per gli anziani, in modo da ritardare un accesso alle Rsa che toglierebbe risorse a chi ne ha più bisogno. Peraltro una razionalizzazione del sistema dei servizi di questa natura può comportare una notevole riduzione dei costi sempre crescenti per l'amministrazione pubblica. Costi che, nella prospettiva dell'attuale trend demografico, diventeranno a brevissimo insostenibili.

Riguardo alla fragilità psicologica, che oggi colpisce soprattutto i giovani, riteniamo che vada sperimentato un servizio di orientamento psicologico di base viste anche le esperienze positive avviate in altre città. Il servizio va pensato in accordo e collegamento con gli ordini professionali, le associazioni e gli enti del terzo settore che hanno già esperienza nel campo. Per facilitarne l'accesso, considerando che è di fondamentale importanza la sua diffusione capillare sul territorio, Comune e Circoscrizioni possono garantire supporto individuando spazi idonei.

Riguardo alle dipendenze, va preso atto che il consumo di sostanze stupefacenti è una problematica con cui anche Trento si deve necessariamente confrontare. Secondo il principio della riduzione del danno, numerose città italiane, tra cui Bolzano, hanno già introdotto servizi “drop-in” (sostenuti da organismi internazionali come l'Oms e l'Onu) per scambiare le siringhe usate con siringhe nuove e migliorare la qualità della vita degli utenti riducendo l’impatto negativo sulla comunità. Si limita così il rischio di infezioni e il diffondersi di malattie (come Hiv ed epatiti) e si evita la dispersione delle siringhe in luoghi pubblici e nell’ambiente. Inoltre un servizio “drop-in”, evoluzione di quello giù presente in città, può offrire supporto sanitario, psicologico e sociale, facilitando l’accesso a programmi di reinserimento lavorativo e abitativo.

 

 

Un tema che ci sta molto a cuore è quello della crisi delle attività commerciali, che hanno un ruolo essenziale per la vivibilità e l'attrattività della città. Su questo intendiamo indirizzare il lavoro del nuovo servizio dell’Amministrazione comunale che avrà il compito di impostare una strategia complessiva di contrasto all’impoverimento del tessuto commerciale assumendo un ruolo di regia. Se oggi assistiamo da una parte all’aumento dei locali dedicati alla ristorazione, in tutte le sue forme, dall’altro osserviamo l’arretramento del negozio classico, vittima soprattutto del dilagare delle vendite online. Sulla scorta dei risultati dell’indagine sul commercio al minuto avviata in collaborazione con l’Università, intendiamo attivare “Le vetrine di Trento”, un coordinamento tra Comune, commercianti, residenti, per affrontare i temi della rivitalizzazione del centro storico, dell’accessibilità, del turismo, degli affitti e della sicurezza.

 

 

Concludo con un accenno a una questione epocale, non solo trentina. La bassa  affluenza alle ultime elezioni è l’ennesimo campanello d’allarme che deve essere non solo ascoltato, ma anche indagato e decifrato per capire chi sono gli astenuti, per comprendere come mai  il 50 per cento dei cittadini non sia andato alle urne nonostante le ampie possibilità di scelta, visto che i candidati in lizza rappresentavano un ampio spettro di posizioni politiche riguardo a temi di grande interesse come il bypass, la sicurezza o la mobilità. Ci sono sicuramente delle ragioni contingenti da considerare, a iniziare dall’unico giorno di voto e dalla coincidenza dell’appuntamento elettorale con la coda del ponte vacanziero più lungo degli ultimi venti anni. Eppure io credo che non possiamo accontentarci di un’interpretazione così sbrigativa. Elenco alcuni spunti di riflessione in ordine sparso, senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento. In questa tornata elettorale i nostri uffici hanno registrato un grande incremento degli iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero che, come noto, in caso di elezioni amministrative possono esercitare il proprio diritto di voto solo rientrando nella città d’origine e dunque spesso disertano le urne. Ebbene, nel caso di Trento gli iscritti all’Aire sono aumentati di oltre 5 mila unità in 10 anni. Se nel 2015 erano circa 7 mila e rappresentavano il 7 per cento circa dell’elettorato, nel 2025 sono saliti a 12.400 e rappresentano il 12 per cento. In generale va considerato il fatto che viviamo in una società sempre più mobile, in cui le persone che studiano o lavorano fuori città, spesso all’estero, sono in grande aumento: si tratta di un numero consistente di persone, costrette al non voto da motivazioni puramente logistiche.

Guardando all’astensionismo dal punto di vista geografico, saltano all’occhio le geometrie variabili dell’affluenza, più alta nei sobborghi collinari, soprattutto a Sardagna e in Argentario, che superano il 57 per cento, ma anche a Povo e, nel fondovalle, nella circoscrizione di San Giuseppe Santa Chiara e in Oltrefersina, che si attestano attorno al 55 per cento. L’affluenza tocca invece un picco negativo a Mattarello e in centro storico, che si fermano il primo al 40,5 per cento, il secondo al 41,9. Sono due città diverse quelle fotografate dai dati, che vanno non giudicati, ma capiti. È inutile parlare di partito dell’astensionismo, come se le motivazioni del non voto fossero le stesse per tutti, come se non avessimo di fronte un mondo variegato, dove c’è il cittadino deluso e arrabbiato, c’è l’indifferente e c’è chi – ne ho incontrato qualcuno anch’io – non era neppure a conoscenza dell’appuntamento elettorale.

 

 

Credo davvero che la questione dell’astensionismo debba interessare tutti i candidati che hanno scelto di mettersi in gioco e di spendersi per la propria città. Di sicuro non è delegittimandoci a vicenda che aumenta la partecipazione né scaricando le responsabilità. Serve piuttosto promuovere nuovi percorsi partecipativi, sull’esempio delle assemblee dei cittadini per il clima, e lavorare per l’inclusione di chi si trova ai margini e non è neppure sfiorato dall’idea di poter dare un contributo alla vita pubblica.

Per quanto ci riguarda, a livello generale crediamo sia fondamentale riformare le Circoscrizioni e rivitalizzare gli spazi circoscrizionali che devono  diventare “case di comunità”, punti di riferimento per le persone, luoghi di incontro accessibili, dove i rappresentanti circoscrizionali possano interagire con le associazioni e i singoli cittadini potendo contare sulla collaborazione di professionalità interne all'amministrazione comunale appositamente formate sui processi partecipativi. Proponiamo per questo di introdurre la figura professionale dell'animatore di comunità che dovrà agire per individuare le criticità e le potenzialità inespresse dei quartieri, di comune accordo con tutti i livelli istituzionali, con i presidenti, i consigli circoscrizionali e le commissioni.

 

 

Vorrei concludere con una constatazione. Questa relazione ha come focus la città di Trento, il suo presente e il suo futuro. Ma se è vero che siamo chiamati a governare un territorio circoscritto, è innegabile che non possiamo non guardare al mondo che sta oltre ai nostri confini, alle dinamiche nazionali e internazionali di cui, anche non volendo, subiamo le conseguenze. Mi sorprende il fatto che, quando mi è capitato di prendere posizione su questo o quel tema che esorbita la vita della città, qualcuno si sia sentito in dovere di invitarmi a limitare l’attenzione a quello che accade tra Gardolo e Mattarello. Non è questa la mia idea di impegno politico, anche perché le svariate crisi di questi ultimi decenni ci hanno dimostrato che i luoghi più remoti del pianeta sono profondamente interconnessi. Abbiamo visto che il fallimento di una banca in America innesca una crisi economica internazionale, che una bomba sganciata in Iraq arma un terrorista in Europa, che il virus individuato un una citta della Cina costringe i cittadini di tutte le latitudini a rivedere radicalmente le proprie abitudini di vita. Io auspico dunque che questo Consiglio comunale si impegni per il miglioramento di ogni via e del più piccolo quartiere, per rispondere ai bisogni di ogni singolo cittadino, senza tuttavia perdere mai la consapevolezza del contesto generale in cui stiamo vivendo. L’ascesa delle democrazie illiberali minaccia i diritti dei cittadini di ogni provenienza, soprattutto di quelli che appartengono a una qualche minoranza. Gli effetti catastrofici del cambiamento climatico non si fermano ai confini di uno Stato e men che meno all’ingresso della città di Trento. La barbarie della guerra in Ucraina ci interpella non solo per l’instabilità dei costi energetici o per la presenza dei profughi, ma perché smentisce quell’ideale di pace europea su cui forse non abbiamo vigilato abbastanza. Le atrocità di Gaza rimettono in discussione il diritto internazionale e la convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili durante i conflitti e ci sconvolgono per la disinvoltura efferata con cui vengono compiuti, come se oggi ogni crimine fosse consentito. Tutto questo ci riguarda, influisce già sulle nostre vite e rischia di influire ancora di più. Far finta di nulla, nascondersi dietro al senso di impotenza o, peggio, all’indifferenza contrasta con il nostro statuto, che ci esorta a sentirci, proprio in quanto cittadini di Trento, “partecipi dei destini della comunità mondiale”. Prendiamo posizione dunque senza farci intimidire dalla vastità delle questioni. Alziamo la voce contro l’ingiustizia ogni volta che possiamo. Mai come in questo tempo il silenzio diventa complice e libera la strada ai carnefici.

 

Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutti